L’esercito statunitense applica requisiti attitudinali per valutare se i candidati siano pronti a prestare servizio, anche per quanto riguarda la capacità di prendere decisioni quando le situazioni di combattimento non seguono uno schema prestabilito. Roberto Colom, professore di psicologia differenziale presso l’Università Autonoma di Madrid, afferma che la soglia generale equivale all’incirca a un QI di 83.

Colom ha affrontato la questione nel podcast ViOne, durante una conversazione con Álvaro Bernad sull’intelligenza e sui metodi per misurarla. Sostiene che ai soldati non basta saper maneggiare le armi: potrebbero anche dover agire senza istruzioni chiare, prevedere le conseguenze e reagire efficacemente a situazioni non contemplate dall’addestramento.

Per l’arruolamento, l’esercito non usa un test del QI standard. I candidati sostengono l’Armed Services Vocational Aptitude Battery, o ASVAB, che valuta competenze quali il ragionamento aritmetico, la comprensione del testo, la matematica e le conoscenze tecniche. Il punteggio dell’Armed Forces Qualification Test, o AFQT, contribuisce a determinare l’idoneità. La soglia generale di esclusione è inferiore al 10º percentile, anche se i requisiti minimi variano a seconda del ramo delle forze armate. I candidati che rientrano tra il 10º e il 30º percentile possono essere accettati, ma sono soggetti a restrizioni considerevoli. Il confronto di Colom con il QI è approssimativo: i percentili AFQT e i punteggi del QI misurano aspetti diversi.

I rischi legati all’allentamento degli standard furono evidenziati dal Project 100,000, avviato dal segretario alla Difesa Robert McNamara tra il 1966 e il 1971, durante la guerra del Vietnam. L’iniziativa mirava ad arruolare 100.000 uomini all’anno, compresi giovani le cui capacità cognitive in precedenza non avrebbero soddisfatto i requisiti. In totale, 354.000 uomini che non avevano superato i criteri precedenti entrarono nelle forze armate.

Secondo i dati citati nella fonte, i partecipanti avevano punteggi del QI inferiori a 91 e quasi la metà aveva ottenuto un punteggio inferiore a 71. I risultati del programma furono negativi: 5.478 di queste reclute morirono in combattimento e quasi 20.300 rimasero ferite. Studi successivi rilevarono anche tassi più bassi di completamento dell’addestramento di base e specialistico, abbandoni precoci e un maggior numero di problemi disciplinari.

I comandanti militari criticarono le difficoltà delle reclute nel seguire ordini complessi e nel maneggiare in sicurezza armi ed esplosivi, affermando che tali carenze potevano mettere in pericolo sia le reclute sia le loro unità. Il resoconto di Colom evidenzia perché la valutazione delle attitudini sia considerata rilevante non solo per apprendere i compiti militari, ma anche per prendere decisioni ponderate sotto pressione.

Fonti: Motorpasión.